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Archivi tag: riedizioni inutili

Oppure dell’inutilità della nuova traduzione di “Quando lei era buona di Roth”. 

Einaudi ha proposto una edizione lussuosa e bella di uno dei primi libri di Philip Roth, portando magari i neofiti a considerare il volume l’ultimo scritto dell’autore. Invece come si vedono gli anni! E’ un bel libro ma dimostra tutta l’innocenza (e anche, perché no) l’inesperienza dell’ottimo Phil. La storia è confusa e dà una spiacevole impressione al lettore; a mio parere, gli appassionati di PR non possono che chiedersi “Ma è lo stesso di Portnoy’s complaint”? Una breve ricerchina su Wikipedia per essere rinfrancati dal corrimano cronologico e scopriamo che effettivamente era stato scritto prima dell’ottimo volumetto che ha aperto la strada ad un Roth in grado di svolgere organicamente un tema banale in modo eccellente.

Qui il tema è invece tutt’altro che banale per la letteratura: le vicende di una ragazza perfezionista e incarognita che passa il suo tempo a giudicare e cambiare, dapprima il padre, la famiglia, la famiglia delle amiche, l’amica, il fidanzato-marito. Una classificatrice incallita che cerca di rimediare al disordine della propria infanzia con l’ostinazione con cui la brava massaia dovrebbe dare la caccia ai grumi di polvere.

Roth non indulge in compassione, ma allo stesso modo lascia un senso d’insoddisfazione nel lettore per lo stile impiegato. Verboso, confuso, impacciato.

Oramai divenuto un celebre scrittore, Martin Eden (nello stupendo libro di London) deve rispondere alle sempre più pressanti richieste dei suoi editori e inizia a tirare fuori dal cassetto le prime operette, i primi tentativi letterari della gioventù proponendoli come nuovi; il pubblico, adorante e sottomesso, accoglie questi obbrobri con grida di giubilo, lasciando a casa il proprio senso critico. Cara Einaudi, vi ricorda nulla?

Philip Roth, Quando lei era buona, Einaudi 2012