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Pubblicato postumo sulla rivista “Znamia” (6/1986), è forse l’analisi più netta di Platonov (1899-1951) del “sogno sovietico”.

L’idealista Vermo, ingegnere dai grandi piani inviato a “tecnologizzare” un sovchoz, e la molto più pragmatica Bostaloeva, donna che adopera se stessa per l’ideale socialista, rappresentano i due poli della dedizione ad un’idea, sullo scenario di un popolo senza speranza ed estenuato dalla fatica del lavoro. Nel mezzo l’anziana Federatovna, simbolo di un’idea che si rigenera instancabilmente, e lo scaltro direttore Umriščev.

“Sulla via del ritorno Vermo s’immerse nella confusa realtà del suo cervello instancabile, che egli stesso immaginava come una stanza dal soffitto basso, invasa dal fumo del tabacco, in cui si azzuffavano, lacerata dalla lotta, le essenze dialettiche della tecnica e della natura”

Descrizione sofferta della realizzazione dell’ideale, che implica rinunce e compromessi, il libro procede a ritmo spedito assecondando le fantasie ondivaghe di Vermo: mucche del futuro, sfruttamento delle frane e incrollabile fede nell’avanzamento tecnologico.

L’ottimismo fiducioso con cui Platonov aveva concluso “Alla ricerca di una terra felice”, viene sostituito qui da uno sguardo che, seppur disilluso e consapevole, rimane benevolo verso la cocciutaggine dell’uomo.

Andrej Platonov, Il mare della giovinezza, E/O 1998

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