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La trama de “La Fille Elisa” (1877) è piuttosto semplice: una ragazza decide di diventare prostituta per sfuggire alla casa materna. Orfana di padre, Elisa “viene esposta” (viva il naturalismo!) sin da piccola ai diversi aspetti del lavoro della madre, ostetrica: partorienti, prostitute che vanno in città per abortire, ragazze madri. Affascinata dal mondo dell’amore mercenario, Elisa chiede aiuto ad un’habituée della ‘clinica’ materna e s’installa in un bordello di provincia.

Trascinata dai suoi sentimenti (o forse più da una rabbia di vivere, la stessa che i Goncourts mettono in Germinie Lacerteux), finisce per seguire un commesso viaggiatore, cadendo in rovina:

En récompense de cette misère, Elisa n’obtenait cependant que des paroles à l’adresse d’un chien, parfois des coups.

e assecondando un istinto che l’autore descrive così:

Il existe dans l’immonde profession un besoin instinctif de la femme, et plus fort que son égoisme, de créer, de batir avec ses privations et souffrances une félicité d’homme.

Separatasi dal commesso, Elisa torna in un postribolo parigino e s’innamora romanticamente di un soldato, che la corteggia galantemente

Il revint, et souvent, et chaque fois qu’il revenait, il apportait à Elisa un bouquet d’un sou. Un bouquet à une prostituée comme elle…des fleurs, des fleurs, quel homme avait jamais songé à lui en offrir….et là où elle était!…

Pourquoi et comment du don de ces méchants petits bouquets, l’amour naquit-il chez ce femme qui n’avait jamais aimé? Cela fut cependant, et quand Elisa se mit à aimer, elle aima avec la passion que les filles mettent dans l’amour.

Tuttavia, durante una passeggiata, il soldato cerca di avere un rapporto sessuale con Elisa che, sentendosi minacciata ma soprattutto oltraggiata (e trattata anche da costui come una prostituta), lo uccide. Condannata all’ergastolo, conclude la sua vita a poco più di quarant’anni in un carcere “sperimentale” in cui viene privata della parola e si riduce in stato di demenza.

La caratteristica più significativa di questo romanzo è lo sguardo scientifico ma compassionevole dell’autore. Edmond de Goncourt gioca a stabilire una continua correlazione diretta tra causa-effetto (a partire dalla madre ostetrica – figlia prostituta) in un esercizio narrativo che talvolta può sembrare lezioso. Tuttavia la sensibilità nella descrizione e la sottile attenzione agli stati d’animo della protagonista rende questo romanzo, a mio parere, il seguito eccellente del magnifico Germinie Lacerteux. 

Disponibile su: http://www.gutenberg.org/ebooks/30317