Edmond e Jules de Goncourt. “Germinie Lacerteux”.

La storia di Germinie è, come dice l’ottimo Emile, semplice: ragazza di campagna rimasta orfana va a vivere a Parigi da rancorose sorelle. Dopo alcuni anni a servizio di personaggi ambigui, entra come cameriera da una nobile signorina, che servirà tutta la vita e che amerà (riamata) teneramente, come una figlia. I bollori di Germinie però si fanno presto sentire e la portano ad innamorarsi del giovane Jupillon, un uomo interessato principalmente alla pesca alla lenza e all’amorale sfruttamento del prossimo.

L’amour n’avait été pour le jeune Jupillon que la satisfaction d’une certaine curiosité du mal, cherchant dans la connaissance et la possession d’une femme le droit et le plaisir  de la mépriser. […] La femme n’était pour lui qu’une image obscène; et une passion de femme lui paraissait uniquement je ne sais quoi de défendu, d’illicite, de grossier, de cynique et de drôle, une chose excellente pour la désillusion et l’ironie.

Questo amore (quest’ossessione) porta Germinie, nell’ordine a: affittargli e arredargli un negozio affinché (poverino) possa mettere a frutto le proprie (dubbie) arti lavorative (guantaio), seguirlo in balli di quartiere umiliandosi di fronte a donne che la scambiavano per la madre sotto l’occhio beffardo di lui (che “laissait percer la joie lâche qu’ont les méchants à voir souffrir ceux qui souffrent de les aimer”) e infine condannarsi alla povertà perpetua riscattandolo dalla leva.

La descrizione di questa scena è senza dubbio il momento più drammatico del libro. Jupillon e la sua spietata madre, seduti ad un tavolo, dopo aver cacciato e offeso Germinie, discutono del suo ritorno, di come poterla nuovamente obbligare ad essere la loro serva. E lei si lascia intrappolare, raccoglie una somma faraonica, mendicando e condannandosi alla miseria eterna

Enfin cet argent, elle l’avait réuni; mais il était son maitre et il la possédait pour toujours.

Come nel caso di “La fille Elisa”, la fine di Germinie è terribile. Dopo aver contratto una malattia miagolando sotto la finestra dell’amato Jupillon (impegnato a intrattenersi con una procace cuginetta), la donna viene ricoverata in un ospedale dove riceve una drammatica processione dei propri creditori, sotto gli occhi stupiti della propria padrona:

Il venait une femme vers son lit. […] Au but de quelques minutes, elle embrassa Germinie, et comme une autre femme venait, elle se hâta de partir. La nouvelle fit de même, embrassa Germinie, et la quitta aussitôt. Après les femmes, un homme vint ; puis ce fut une autre femme. […] C’est que ces visites qu’elle venait de recevoir, c’étaient la fruitière, l’épicier, la marchande de beurre, la blanchisseuse, – toutes ses dettes vivantes ! Ces baisers, c’étaient les baisers de tous ses créanciers venant, dans une embrassade, flairer leur créances et faire chanter son agonie !

Dopo questa ennesima prova, sopraffatta dal dolore e dalla stanchezza della propria vita, Germinie muore e viene sepolta in terra sconsacrata, pianta unicamente dalla propria signorina.

E voi direte: “Bella storia originale! Creativi i Goncourts!”. In realtà il romanzo è la trasposizione fedele dei diari della servitrice dei fratelli, ritrovati dopo la morte di quest’ultima. Rose, cameriera per decenni dei Goncourt, all’apparenza donna irreprensibile, si era rovinata per correre dietro a svariati uomini, aveva abortito ed era morta sommersa dai debiti. Quello che sembra uno sforzo creativo, in realtà è quindi un incredibile lavoro di ricostruzione documentaria.

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